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Private equity, i fondi puntano sugli junior

“Siamo stati molto impegnati a reperire profili piuttosto junior”, spiega Barbara Valaperti, partner di Heidrick & Struggles a Milano. “Molti dei nostri clienti devono rafforzare la propria struttura alla base della piramide”.

Jonathan Goldstein, un dirigente della società newyorchese Sextant Search, dipinge un quadro simile al di là dell’Atlantico: “I fondi di private equity stanno assumendo parecchio, a partire dal livello di analisti. E si tratta di società che assumono con parsimonia, anche in tempi di boom economico”.

Merito – sempre secondo Goldstein – dalla facilità che molti fondi di private equity stanno riscontrando nel reperire capitali: si pensi al gruppo Blackstone, che sta per costituire un gigantesco fondo da 12,5 miliardi di dollari. E l’arrivo di hedge fund come Crest View Partners e Eton Park Capital fra i finanziatori dei fondi di private equity non ha fatto che migliorare ulteriormente il mercato. “Gli hedge fund hanno raccolto enormi somme molto velocemente”, dice Goldstein. “E per aggiustare il tiro con un occhio agli investimenti di lungo termine, spesso hanno preso con sé un paio di persone provenienti dal private equity”.

In Europa, il fattore-chiave nelle assunzioni sono le grosse operazioni. Si pensi per esempio all’acquisto, da parte di Starwood Capital, della casa di champagne francese Taittinger, per una cifra valutata sui 2,6 miliardi di dollari. Secondo la società di ricerca Initiative Europe, il valore totale delle transazioni nell’ambito del private equity in Europa è balzato del 50% a 94,8 miliardi di euro nei primi tre mesi del 2005. Nel terzo trimestre, in particolare, Francia e Germania hanno riportato un’attività nel private equity oltre ogni previsione.

Il mercato tedesco del private equity – spiega il consulente di una società di cacciatori di teste – va alla grande. I fondi esistenti sono in aumento e continuano ad arrivarne di nuovi.

In Francia – spiega Valaperti che per Heidrick & Struggles opera anche a Parigi – il mercato è un po’ indietro rispetto all’Italia, per quanto riguarda il trend delle assunzioni: “La Francia è più calma. La maggior parte dei team sono completi, anche se alcuni fondi continuano a rafforzarsi soprattutto a livello junior”.

Nel novero dei fondi che assumono in tutta Europa figurano nomi come Electra Partners, un gruppo britannico con oltre 2,4 miliardi dollari in gestione, che solo in ottobre ha preso a bordo cinque junior associate fra Londra, Francoforte e Parigi. Cinven, un altro fondo della Gran Bretagna, ha appena aperto un ufficio in Italia, seguendo le orme di 3i, BC Partners, Apax e Bridgestone.

Nonostante la diffusa tendenza dei fondi ad assumere candidati junior, secondo i recruiter le società di private equity mantengono però criteri d’ammissione assai elevati. In Europa continentale – secondo la Valaperti – i fondi cercano chi ha alle spalle un’esperienza presso grosse società di consulenza strategica o banche d’investimento. Nel caso di Electra, per esempio, due dei nuovi associate provengono Bain & Co e JP Morgan.

Negli Usa i fondi sono diventati ancora più esigenti. “Il mercato – spiega Goldstein – è maturo, e i fondi sono meno inclini ad assumere persone senza una precedente esperienza nel private equity. Non vogliono nemmeno sentir parlare di prendere a bordo qualcuno che sia stato un banker, un consulente o un avvocato”.

Quanto si guadagna

Ma il gioco vale la candela perché nel private equity si guadagna molto bene. Per esempio Brian Friedman, presidente dell’americano Jefferies Capital Partners, riceverà bonus nell’ordine dei 10 milioni di dollari nei prossimi 15 mesi.

Certo, chi non è partner guadagna molto meno. Un dirigente con MBA e un’esperienza successiva di tre o quattro anni – spiega Guy Townsend, managing director a Londra di Walker Hamill – può aspettarsi 90.000-130.000 sterline più un bonus compreso fra il 100% e il 200% e una quota parte del ‘carried interest’, il profitto realizzato quando i fondi ricollocano sul mercato le società in cui hanno investito.

In Europa continentale, normalmente lo stipendio base è fra i 100.000 e i 150.000 euro, a cui va aggiunto un bonus del 100% più il carried interest. A Parigi, Fancoforte e Milano – spiega la Valaperti – si guadagnano cifre simili, e un numero crescente di fondi europei comincia a offrire il carried interest agli junior.

Negli Usa – e ciò vale in particolare per chi lavora per i fondi più grandi – si guadagna di più. Un dirigente con un miliardo di dollari in gestione può aspettarsi fra i 400.000 dollari e un milione fra base e bonus, più la propria fetta del carried interest.

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