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Chi assume gli equity trader?

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Timidi segnali di ripresa dal comparto equity. Fino a qualche mese fa le prospettive occupazionali in questo settore, almeno in Italia, erano fosche: l’offerta di lavoro seguiva l’andamento (non brillante) dei listini. Ora la tendenza sembra invertirsi, grazie ai due Ltro (operazioni di rifinanziamento a lungo termine) lanciati dalla Banca centrale europea. L’autorità guidata da Mario Draghi ha infatti ridato fiato alle speranze occupazionali dei trader italiani specializzati nell’equity. «Gli stanziamenti decisi da Draghi – spiega Alessandro Frigerio, gestore della sgr Rmj – hanno supportato le banche in termini di iniezioni di liquidità: così oggi gli istituti di credito non sono più costretti a chiudere i desk investimenti e a licenziare, cosa che accadeva fino a pochissimo tempo fa. L’aria che tira è quindi di una ripresa occupazionale del comparto».

Il trader italiano specializzato nelle transazioni sugli equity trova principalmente lavoro presso i due grandi colossi bancari nazionali: Intesa Sanpaolo (Imi) e Unicredit. Come racconta Fabio De Gaspari, portfolio manager a Invest Banca: «L’offerta è molto concentrata su questi due grandi player, d’altra parte esistono degli operatori molto interessanti, seppure più piccoli». È il caso di Banca Aletti o della francese Exane. Poi ci sono altre realtà importanti come Intermonte o la sim Equita: anche qui il trader potrà provare a proporsi. «Nel comparto equity – conferma De Gaspari – le iniezioni di liquidità di Draghi hanno ridotto i licenziamenti. Piani di espansione ancora non ce ne sono, ma l’offerta occupazionale specifica è ripartita». Qual è la carta in più per un trader equity che vuole trovare lavoro in Italia? «Da noi c’è ancora appeal nell’area equity a basso rischio. I broker fanno poco, mentre sicuramente il settore più vitale dal punto di vista occupazionale riguarda i trader sui derivati (equity derivatives)».

Per chi trova lavoro nel settore, il compenso varia a seconda dell’esperienza, del player dov’è ingaggiato e delle condizioni strutturali del mercato del lavoro nostrano. «La mia percezione è che la selezione delle nuove posizioni premi i derivatives: strumenti innovativi che danno più margini rispetto all’equity sales», precisa Patrizio Pazzaglia di Banca Leonardo. Per quanto riguarda in generale le retribuzioni per l’equity trader, invece: «Da noi sono più modeste rispetto all’estero – aggiunge Pazzaglia – si va da circa 70mila euro lordi per le candidature di medio profilo, mentre quelle più alte arrivano anche a 100mila euro. Queste sono le cifre delle retribuzioni annuali fisse, a cui si accompagnano accordi specifici in base alle commissioni generate: i player più piccoli offrono ingaggi minori, soprattutto agli junior, ma fees più alte. All’estero invece le retribuzioni sono più altisonanti per flessibilità e tradizione: un medio equity sales guadagna circa 160mila euro di base». D’altra parte, un equity trader straniero non ha condizioni contrattuali favorevoli come quelle italiane: la flessibilità infatti corrisponde ad una retribuzione maggiore, ma anche al rischio concreto di perdere nel medio periodo il posto di lavoro.

Commenti (1)

Comments
  1. Questo trend può rafforzarsi nei prossimi due tre anni?
    Sto per iniziare la laurea specialistica in banche e finanza, e lavorare nell’investment banking è quasi un sogno.
    Come è possibile aver successo nelle applications di internship presso banche d’affari (pur non essendo bocconiano)? Ci sono buone probabilità?

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