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Part-time poco amato dalle imprese italiane

Il 50% dei manager italiani ritiene, infatti, che i lavoratori con contratti part-time siano meno produttivi di quelli a tempo pieno. All’estero, invece, la maggioranza dei manager (58%) ritiene che la lunghezza dell’orario di lavoro non influisca sulla produttività e soltanto il 29% del campione pensa che i lavoratori a tempo pieno siano più efficaci.

È quanto risulta da un’indagine di Robert Half Executive Search svolta a livello internazionale tra 2.400 direttori finanziari e delle risorse umane, di cui 100 italiani.

“Nella cultura di alcune aziende italiane, il part-time o il project management rappresentano forme di flessibilità del lavoro verso la quale le imprese manifestano ancora una certa ostilità”, spiega Vittorio Villa, responsabile di Robert Half Executive Search Italia. “Infatti, sono strumenti fortemente sottoutilizzati rispetto agli altri paesi europei, dove, al contrario, godono della stessa dignità delle altre forme contrattuali e permettono una gestione più efficace della forza lavoro”.

La ricerca rivela anche che la stragrande maggioranza dei manager (85%) ritiene che il periodo della giornata più proficuo per il lavoro è quello che va dalle 8.00 alle 14.00, mentre il 10% è convinto che la maggiore produttività si raggiunga nella fascia 14.00-17.00. Infine, appena quattro manager su 100 pensano che sia possibile un buon rendimento sul lavoro dopo le cinque del pomeriggio.

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