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Italia: come uscire dalla crisi per tornare a crescere

L’obiettivo principale per lo sviluppo del nostro Paese è la crescita economica. Questa favorirebbe  l’aumento del prodotto interno lordo, l’occupazione, gli investimenti e la conseguente diminuzione e del debito pubblico.

In Italia il PIL è passato da 300 miliardi di euro nel 1960 a 1.500 nel 2012, ma l’occupazione è rimasta la stessa in rapporto alla popolazione, dimostrazione che per creare occupazione dovremo avere un tasso di crescita molto ma molto più alto.

La crescita però non deve essere misurata solo in termini di denaro ma deve essere analizzata anche in termini di assetto produttivo, di stili di vita, di modalità di consumo, di efficienza del sistema bancario, del sistema fiscale, struttura della spesa pubblica,ecc.

Ma come possiamo uscire dalla crisi? Alcuni economisti affermano che le possibili soluzioni andrebbero pensate alla luce delle cause che l’anno scatenata.

La crisi economica italiana ha 3 cause:

1) i debiti dello Stato;

2) l’economia che non cresce;

3) la scarsa credibilità dei governanti, che hanno affrontato la crisi tardi, in modo incerto e poco coerente. Alla base di tutto c’è il debito accumulato dallo Stato italiano che ha appena raggiunto i 1.900 miliardi di euro, cioè il 120% della ricchezza prodotta dal nostro Paese in un anno, il cosiddetto Pil.

Così come sono 3 le cause della crisi, sono 3 anche i possibili rimedi:

1) la diminuzione del debito;

2) la crescita economica;

3) un governo credibile e capace di imporre a tutti, in modo equo, i sacrifici necessari per ridurre il debito e riavviare l’economia.

Sono due le strade dure e altrettanto dolorose: i tagli e le tasse.

Rinviati i tagli ai costi della politica (province, indennità parlamentari ecc.) la forbice del governo si è abbattuta soprattutto sugli enti locali (mettendo in crisi il progetto del federalismo), la sanità, i ministeri.

Ma, secondo gli esperti, i tagli (più efficaci delle tasse) sono ancora troppo pochi.

Con le manovre fatte dai governi si sono soprattutto aumentate le tasse: ticket sanitari, aumenti dell’Iva, tassa sulla benzina, sui giochi, eliminazione delle agevolazioni fiscali. Risultato: si preleverà una percentuale record, il 44,5% dei redditi degli italiani e il dato potrebbe crescere fino al 48% nel 2014. Secondo gli economisti (che invitano a diminuire le tasse sul lavoro), si potrebbe deprimere ancor di più l’economia, fino al punto di diminuire le entrate (se infatti la gente compra meno e guadagna meno, anche le tasse pagate, ad esempio Iva e Irpef, diminuiscono). Non a caso le previsioni degli organismi internazionali sulla crescita del Pil italiano nei prossimi anni sono diminuite.

Tutti dicono che oggi il primo obiettivo è rilanciare la crescita economica del Paese. Ma come si può fare? Secondo gli economisti esistono vari modi: ad esempio le cosiddette “liberalizzazioni” (o la riduzione delle tasse sul lavoro (quelle che colpiscono imprese e lavoratori), il ripristino della concorrenza e la lotta ai cartelli. Poi la lotta alla evasione fiscale, alla corruzione e alle mafie che taglieggiano sia lo Stato (ad esempio vincendo con l’inganno appalti gonfiati per dirottare alle organizzazioni criminali fondi statali, cioè dei cittadini) che i singoli cittadini (ad esempio con il cosiddetto “pizzo”).

Comments (2)

Comments
  1. Tutto molto condivisibile anche se – ovviamente – l’articolo rimane sul generico.
    Mi piacerebbe venisse realizzato uno studio di tipo “quantitativo” che, partendo dalle considerazioni qui lette, misuri in qualche modo i benefici marginali (ad esempio sul tasso di occupazione giovanile) della riduzione della spesa pubblica ribaltata sulla riduzione della pressione fiscale.
    In altre parole esisterà pure un modello econometrico che – nonostante i limiti noti di questi strumenti – ci dia una qualche idea dello scenario economico che ci aspetta nei prossimi anni, e possa quindi suggerirci in quale misura i suggerimenti auspicati dal vostro articolo (ad esempio riduzione del debito) dovrebbero venire realizzati? E’ chiaro che poi tocca alla politica decidere dove tagliare e chi penalizzare fiscalmente, ma se non si stabilisce alla svelta un “quanto” da raggiungere, come facciamo a sapere cosa ci possiamo aspettare dalla politica?

  2. Per me dire una soluzione per la crise è la crescita economica non è affatto vero. Essendo una mera combinazioni di fattori favorevole che nel insieme risultano nella crescita economica.
    Remane una possibilità valida quella d’incentivare e regolare altre mestieri ancora poco conosciuti con collaborazione di professionisti per creare un valore aggiunto maggiore rispetto le prestazione disgiunte.
    Magari pubblicizzare le innovazione genuine pratiche per aumentare investimenti esterni e favorire l’occupazione.

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